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Alcune domande in merito a BPVI e Veneto Banca

In merito alla trasformazione in spa delle Popolari con attivi superiori a 8 miliardi di euro vorrei porre alcune questioni:
1) vi erano i presupposti per introdurre la trasformazione con un decreto legge? Vi era cioè il presupposto che giustifica l'utilizzo del decreto legge ovvero la urgenza?Non mi pare e in tal senso la associazione azionisti Veneto Banca presieduta dal dr Schiavon ha già proposto un ricorso al TAR per chiedere l'annullamento del decreto e con esso la entrata in vigore della legge. Il ricorso verrà discusso il 10 febbraio. Purtroppo la assemblea straordinaria dei soci di Veneto Banca che dovrebbe sancirne la trasformazione in spa dovrebbe tenersi in dicembre. Schiavon chiede il rinvio della assemblea in un momento successivo al pronunciamento del TAR del Lazio;
2) anche ammettendo che le popolari dovessero essere trasformate (e io credo sinceramente che lo debbano essere) come mai introdurre il limite dei 18 mesi? A cosa si deve tutta questa fretta?
Forse per darle in pasto a 4 soldi a qualche grosso gruppo bancario? Non si potrebbe rinviare il termine e prima di mettere le due popolari sul mercato avere più tempo per risanarle?
3)  ammesso, come detto, che tale processo debba avvenire è proprio obbligatorio che dopo la trasformazione le due banche debbano essere quotate e se si tale operazione deve essere fatta subito o non invece dopo un anno o due?
Che senso ha quotare due "anatre zoppe" in borsa? Anche all'interno di un raggruppamento ben più solido il valore delle azioni ne risentirà facendo perdere gran parte del valore ai soci. Se le due Popolari nostrane si fonderanno con la Popolare di Verona (ipotesi concreta per V Banca) o con Unicredit (ipotesi in campo per BPVI)  la quotazione sarà un autentico bagno di sangue. Le azioni di Veneto Banca sono circa 100.000.000 per un controvalore di 3 miliardi. Le azioni di BPVI sono sempre circa 100.000.000 per un controvalore di circa 5 miliardi. Totale 8 miliardi. Dopo la quotazione diventeranno si e no 2 miliardi. Gli esperti concordano infatti sul fatto che le azioni varranno 10-12 euro al massimo in seguito anche ai massicci aumenti di capitale previsti ( 1,5 miliardi per BPVI e 1 miliardo per Veneto Banca). Una perdita di circa 6 miliardi per gli azionisti che sono, in tutto, 202.000 circa. Tutto questo si può anzi si deve evitare per salvare innanzitutto i risparmi di tante famiglie e piccoli imprenditori. Come? Rinviando innanzitutto la entrata in vigore della riforma delle Popolari e valutando poi come e se quotare le due banche in borsa. Oggi non è proprio il momento. In futuro chissà. Mi auspico che le forze in campo (associazioni, comitati etc) si uniscano e facciano fronte comune per evitare il disastro e la distruzione di valore dei sudati risparmi di tanti piccoli risparmiatori. Oggi più che mai deve prevalere il bene comune da anteporre a interessi di parte e individualistici. Anche la politica deve fare la sua parte se veramente intende difendere il territorio e non essere supina di gruppi interessati a comperare per un piatto di lenticchie le nostre Popolari.    

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