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Fusione unica via per salvare Veneto Banca e Banca Popolare di Vicenza

Ormai è chiaro che non resta piu' tempo e serve agire con estrema rapidità per tentare di salvare il malandato duo delle popolari nostrane. La perdite a fine anno si aggireranno tra le due banche sugli 1,5 miliardi. A questi bisogna aggiungere probabili nuovi accantonamenti su perdite, i costi per la riduzione del personale e margini nuovamente in perdita. Non appare lontano dalla realtà credere che l'aumento di capitale fatto da Atlante, pari a 2,5 miliardi, sarà bruciato entro fine anno e presto servirà un nuovo aumento di capitale. Chi sarà disposto a farlo per due banche che continuano a bruciare risorse, con un costo del personale insostenibile, appesantite da una rete costosa di oltre mille sportelli e filiali estere (Veneto banca)? Nessuno e questo il capo del fondo Atlante Penati lo ha capito fin troppo bene. Lo stesso fondo Atlante non ha oggi le risorse necessarie per ricapitalizzare le due banche. Serve almeno un altro paio di miliardi, che comunque senza interventi significativi sarebbero di nuovo bruciati in fretta non essendosi fermata la fuoriuscita di clienti, la riduzione degli impieghi e l'aumento dei crediti in sofferenza. Serve agire da subito sul lato dei costi, tagliando in fretta almeno 3.000 posti di lavoro (a regime saranno non mendo di 6.000) che significano un risparmio di non meno di 200 milioni, chiudendo al contempo 500 filiali. Solo in questo modo si può ipotizzare di frenare le perdite. Per farlo serve ovviamente procedere al piu' presto con la fusione. Nascerà una banca piu' piccola, senza filiali estere e con una presenza in gran parte nel nord Italia meglio se nel solo triveneto. Una banca molto piu' regionale di oggi ma con un netto alleggerimento dei costi. In questo modo sarà forse possibile trovare qualche compratore per il nuovo soggetto creditizio. Non vediamo altre strade praticabili in fretta anche perchè l'immagine dei due istituti è talmente compromessa che è difficilmente ipotizzabile conquistare nuovi clienti e aumentare gli impieghi. Arrivati a questo punto la unica soluzione è la fusione. Non è detto che un nuovo istituto piu' piccolo sia un male per i soci e per il territorio. Anzi forse tornerà davvero ad essere una banca al servizio delle imprese e delle famiglie venete. Chiediamo quindi al fondo Atlante di procedere al piu' presto su questa strada. Massima solidarietà a chi perderà il posto ma la alternativa a non fare niente o a farlo lentamente (come voleva Anselmi) è il fallimento dei due istituti. Sarebbe un danno ben maggiore per tutto il sistema.

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