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Una proposta di buonsenso per risarcire i soci di Veneto Banca e BPVI

Credo che giunti a questo punto per i soci delle ex Banche Popolari Venete ora il liquidazione coatta amministrativa non restino molte vie per accedere a qualche forma di ristoro.

La via giudiziaria appare infatti impervia e destinata alla prescrizione con la conseguenza di rendere di fatto impossibili risarcimenti se non per i casi più eclatanti(in ogni caso in sede civile) e comunque circoscritta ai soci che abbiano acquistato le azioni nell'ultimo periodo, indicativamente dal 2012 in poi. Periodo nel quale è più facile dimostrare la truffa in sede giudiziaria, agendo ad esempio anche contro le società di revisione, o di arbitrato Anac. Negli altri casi appare difficile che i soci possano conseguire qualcosa, essendo complesso nel nostro ordinamento dimostrare la truffa. 

Il fondo per le vittime di reati finanziari, ammesso che veda il via (ad oggi non abbiamo notizie in merito) comporterà risarcimenti per pochi dati i modesti fondi a disposizione (100 milioni per quattro anni utilizzabili anche a favore dei soci delle quattro banche risolte del centro Italia) e soprattutto l'onere della prova a carico del risparmiatore truffato.

Non credo infine che sia così semplice per il nuovo esecutivo creare una fondo di ristoro con dotazione più elevata e criteri automatici di risarcimento dati i limiti che incontrerebbe in ambito di bilancio, il divieto dell'Europa di utilizzare fondi pubblici e quindi la pratica impossibilità di allargare l'orizzonte di risarcimento ai soci ante 2012.

In questa situazione la strada migliore sarebbe se Banca Intesa riaprisse la opt (offerta pubblica di transazione) per i 50.000 soci che a suo tempo non la accettarono con le stesse modalità di allora:
15% per i soci che abbiano acquistato le azioni dal 2007 in poi.
La operazione costerebbe 150 milioni circa, una cifra modesta per Banca Intesa la cui redditività è migliorata in seguito all'acquisto delle due ex popolari e un modo per riavvicinare tanti soci truffati .
A questo andrebbero aggiunti i 100 milioni già stanziati per i casi sociali.
Credo che questa proposta potrebbe seppure solo parzialmente riavvicinare il territorio alla banca e restituire qualcosa in maniera automatica, rapida e senza costi aggiuntivi.
Sarebbe auspicabile che oltre ai soci e alle associazioni che li rappresentano, anche la politica facesse una opera di moral suasion sui vertici di Banca Intesa per portare a termine questa operazione in tempi rapidi. 

Francesco Celotto
Consigliere Associazione Soci Banche Popolari

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